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Palombina: ennesimo stop ai tuffi. Gli operatori: "Pronti a una protesta di massa".Sul piede di guerra la spiaggia di Palombina Nuova, dopo l’acquazzone che ha fatto scattare un nuovo divieto di balneazione (Palombina Nuova, ultimo sottopassaggio, sbocco Fosso Manarini, Sbocco fossi civici n. 314-311-307 statale Flaminia, Passetto sotto Piscina Comunale e sbocco collettore acque chiare Monte Cardeto) Gli operatori balneari sono pronti a organizzare una grande manifestazione pubblica, con il coinvolgimento dei loro clienti, se non avranno risposte immediate al disagio dei divieti di balneazione, che vengono revocati con giorni di ritardo, nonostante l’inquinamento non sia più presente dopo gli scarichi fognari a mare.

«Sono state già mobilitate 400 famiglie – dice l’avvocato Mirco Piersanti, che rappresenta i bagnini della cooperativa Co.ba – clienti affezionati degli stabilimenti che non si possono permettere vacanze a Stintino e per le quali quella di Palombina è la spiaggia più accessibile». Gli operatori chiedono al sindaco Valeria Mancinelli di rivedere l’ordinanza di divieto di balneazione, che viene revocata solo 48 ore dopo che l’Arpam ha sottoposto ad analisi i campioni di acqua marina, prelevati in genere a 24 ore di distanza dagli sversamenti.«L’anno scorso i divieti duravano 24 ore – ricorda l’avvocato Piersanti – e la normativa da allora non è cambiata. Lo stesso sindaco Mancinelli, durante la commissione Ambiente, ha affermato che dopo 24 ore l’inquinamento non c’è più. O ammette che l’anno scorso è stata molto superficiale, oppure non si capisce il motivo del prolungamento dei divieti. Il documento siglato dal dirigente regionale Vincenzo Marzialetti, che impone di attendere i risultati dell’Arpma, si riferisce a eventi eccezionali, ma qui parliamo di fenomeni che si ripetono anche più volte ogni settimana».I sindaci di Ancona e Falconara stanno lavorando per arrivare a un protocollo di intesa con Asur, Arpam e Regione per accorciare la durata dei divieti, come già fatto a Rimini, ma l’accordo non sembra esattamente dietro l’angolo. «Eppure – incalza Piersanti – c’è stato tutto l’inverno per eseguire campionamenti e arrivare a una statistica che dimostri il tempo di durata dell’inquinamento». I bagnini, tramite il loro legale, hanno cercato di organizzare un incontro con il primo cittadino, senza successo. «Se non saremo ascoltati – conclude il legale – l’unica nostra alternativa è indire un’assemblea e aprire un confronto con tutte le forze politiche anche di opposizione attente al problema perché questa bruttura venga risolta perché Ancona non è diversa da Roma e Torino. In gioco non ci sono solo le famiglie che conducono le attività balneari, ma anche quelle che frequentano la spiaggia». Intanto ieri l’acqua è scesa con tale violenza da aver scavato grossi canyon in corrispondenza degli scolmatori.
Fonte Resto Del Carlino

 

 

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